Comunità dei figli di Dio di don Divo Barsotti, C.F.D. Website © Julia Bolton Holloway, 1998


COMUNITÀ DEI FIGLI DI DIO

DI DON DIVO BARSOTTI, C.F.D.


RITIRO A S. GIULIANA

BOLOGNA, 22.02.98


Lo Spirito Santo sotto un aspetto realizza l'unità di tutti, il corpo di Cristo, sotto un altro invece compie la distinzione di ciascuno di noi nell'unità del Corpo di Cristo. Sono due cose che sembrano cozzare fra loro: da una parte l'unità e dall'altra parte la distinzione che moltiplica le persone dando a ciascuna un nome, una missione, una identità propria. Come si conciliano le due cose?

L'unità del Corpo di Cristo, l'unità dello Spirito è facilmente comprensibile dal momento che la Chiesa non è che il prolungamento dell'incarnazione divina. Attraverso l'azione dello Spirito si dilata e si prolunga il mistero di questa incarnazione nella presenza del Cristo che unifica in sé tutta la vita del mondo, che riassume in sé tutta la vita degli uomini: un solo Cristo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Un solo Cristo: prima di tutto questo. Non vi sono due termini alla nostra adorazione: il Cristo e, per esempio, la Madonna, perchè la Madonna è nel Cristo medesimo. È membro del Cristo anche lei, non è al di fuori della Chiesa. Anche se si dice che Maria SS. è Madre della Chiesa, con questo non si vuol dire che sia al di sopra della Chiesa. Infatti nel breviario il primo Comune è quello della Dedicazione della Chiesa, poi viene quello della Madonna. La Madonna è il verbo privilegiato, è, direi, quasi l'ipòstasi della Chiesa, ma non è al di sopra della Chiesa. E la Chiesa altro non è che il Cristo continuato nel tempo e dilatato nello spazio, finchè tutto non sia più che un unico Cristo. Non esiste più il mondo e il cielo, non esiste più il Cristo e il santo, perché tutta la santità si riassume nel Cristo, e tutta la santità non è che partecipazione alla santità di Gesù. Nemmeno la Madonna è al di sopra di Lui. Se la Madonna è più grande di tutti i santi è perché partecipa al mistero del Cristo in misura superiore a quella di tutti i santi. Ma non ne è al di sopra. Gesù è al di sopra di tutti perchè tutti li incorpora a sé, e tutti in Lui divengono uno.

Questa è la prima missione dello Spirito Santo nella Chiesa: prolungare il mistero dell'incarnazione divina. Che cosa è allora la vita cristiana? Non è prima di tutto esercizio di virtù. Quando si pensa alla vita cristiana si pensa alla virtù della castità, dell'obbedienza, si pensa alla preghiera; ma queste sono tutte manifestazioni di un unico Spirito che è lo Spirito del Cristo che vive in ciascuno di noi. Se si vive una comunione con la Madonna è perché viviamo un rapporto col Cristo che in qualche modo ci fa partecipi del rapporto stesso che la Vergine santa ha avuto col Figlio di Dio. In tal modo il rapporto di Madre di Dio, che è proprio di Maria SS., viene partecipato a tutti noi, tanto che nella storia della spiritualità cristiana la santitagrave; viene concepita non solo come unione nuziale col Verbo di Dio - questo in S.Bernardo, in S.Teresa, in S.Lorenzo Giustiniani - ma viene concepita anche come una partecipazione alla divina maternitagrave;. Tu accogli la Parola di Dio che è semen e in te questa Parola accestisce e tu vieni ad essere assunto sempre più dal Cristo in tal modo che al termine è il Cristo soltanto che vive in te. Si ha una partecipazione alla divina maternità.

La prima cosa dunque che dobbiamo meditare nell'azione dello Spirito Santo è il fatto che tutta la vita del mondo, la molteplicità delle cose, la creazione intera e tutte le creature che ne fanno parte, non sono che un solo Cristo. Lo Spirito Santo tutto riunifica in Lui. Al termine non rimane che Lui. Non crediate che vi siano dei cieli nuovi e terra nuova dove debba abitare Gesù. Gesù non è nè parte del mondo, né di null'altro; Egli tutto assume in sé in tal modo che Lui è tutto e nulla è al di fuori di Lui. Senza di Lui c'è soltanto l'inferno, il vuoto, la solitudine eterna ed infinita di un'anima senza amore.

Questo è il primo effetto efficace dell'azione dello Spirito. Ma in questa unità del Cristo vi è la distinzione delle persone. Infatti siamo una sola cosa col Cristo, ma, come si è detto prima, se partecipiamo della maternità divina, questa non è il Cristo, ma un rapporto col Cristo. Nell'unità del Cristo noi abbiamo tutti una distinzione personale che fa sè che ciascuno di noi abbia i propri carismi, la propria missione, un proprio volto, una propria fisionomia spirituale. L'azione dello Spirito in alcuni diviene una implorazione continua alla paternità di Dio per i peccatori del mondo. Voi conoscete quel santo ultimo della chiesa ortodossa, S. Silvano del monte Athos. Nei suoi scritti c'è il Lamento di Adamo. Egli ha avuto il senso profondo di questa umanit&agrasve; che ha perduto Dio, lo cerca e non lo trova. È una l'implorazione continua pensando all'angoscia dell'umanità che si trova senza Dio. Aspira a Dio ma Dio è come lontano.

Questo è un modo di vivere la vita del Cristo che dà a noi una fisionomia particolare. La nostra distinzione sul piano umano è molto superficiale, mentre sul piano di Dio, per l'azione dello Spirito, è molto più profonda. Ognuno di noi ha un suo carisma particolare, è impegnato in una missione sua personale. Quello che deve fare uno nella Chiesa non lo deve fare un altro; l'esperienza cristiana di ciascuno di noi è diversa. Ognuno di noi ha anche sul piano della natura un suo volto, un suo nome. Ebbene se c'è questa distinzione sul piano della natura, questa distinzione è ancora più profonda sul piano della grazia. Lo Spirito Santo dà a noi, sempre più, di essere noi e soltanto noi. Di Divo Barsotti ce ne sarà uno solo e siamo migliaia di miliardi di uomini, se è vero che l'umanità vive sulla terra da circa 800.000 anni. Quanti saranno vissuti e quanti vivranno ancora? Eppure io sar&ogave; diverso da tutti loro, loro tutti diversi da me.

Questa è l'opera dello Spirito Santo. Se c'è una certa distinzione sul piano esteriore, fra uomo e uomo, fra donna e donna, c'è una differenza qualitativa veramente infinita sul piano della grazia, perché la missione dell'uno non è la missione dell'altro. Per esempio, l'esercizio di una professione sembra unirci tutti sullo stesso piano: tutti coloro che prendono la laurea in medicina, esercitano la medicina, ma ciascuno ha un suo modo di esercitarla e di avere un rapporto coi malati, e anche un suo modo di rendere testimonianza della sua carità nei confronti di coloro che Dio gli ha affidato.

La distinzione personale è importantissima, perché dona a noi la possibilità di distinguerci. Ciascuno di noi ha il proprio nome e avere un nome è una cosa importante perché il nome distingue la persona. Mentre essere ÿocun solo Cristoÿou non ci distingue per sé - essere 'un solo Cristo' ci fa partecipare della sua missione - lo Spirito Santo, oltre che realizzare l'unità del corpo, realizza anche la nostra distinzione personale, e questo fa sé che ciascuno di noi emerga unico nel mondo di Dio. Lo Spirito Santo ci distingue come persone: tanto più noi siamo distinti come persone quanto più rispondiamo docilmente alla sua azione. Anche nel campo della santità l'azione dello Spirito dona a ciascuno di noi un volto unico al mondo. Sono miliardi e miliardi gli uomini, ma ognuno nel rispondere a Dio emerge dalla moltitudine ed è chiamato per nome. Il nome è soltanto suo. Quanto più lo Spirito vive in te, tanto più emergi unico a Dio, come se a Dio mancasse realmente qualcosa se gli manchi tu, perché gli manca qualche cosa di insostituibile che sei tu, qualche cosa di unico che sei tu!

Dobbiamo capire che il nostro crescere nella vita spirituale è il crescere di questa distinzione personale. Via via che l'anima risponde all'azione dello Spirito o via via che l'anima afferma se stessa emerge, unica. Non sei più parte di un tutto.

È questo che noi dobbiamo cercare di realizzare: non siamo parte. Dovete rifiutarvi di essere parte. La persona è qualche cosa di incomunicabile, qualche cosa di assolutamente proprio; peró tanto più appare questa sua singolarità, tanto più appare questa distinzione personale quanto più l'anima dipende dallo Spirito di Dio. Notate bene che lo Spirito di Dio non realizza la distinzione delle persone soltanto in ordine alla santità, come comunemente si intende, ma la realizza anche su piano naturale. Dante è Dante, Dostojevskij è Dostojevskij. Ci sono tanti scrittorelli più o meno grandi, ma nessuno sarà mai grande come un Dostojevskij. Così nella poesia, così nella filosofia, così in tutte le arti liberali e anche nella scienza.

Per sè la scienza non è che favorisca la distinzione delle persone. Infatti lo scienziato deve dipendere dalle cose, cerca la legge necessaria che governa l'universo e l'uomo entra in questo governo del mondo, ma non acquista un suo nome proprio. Di qui - dobbiamo dirlo - il pericolo dell'educazione che si dà oggi nelle scuole. Mentre prima l'educazione culturale era umanistica, oggi è soltanto scientifica. Sul piano del lavoro puù essere più efficace; ma non sul piano della realizzazione di se stessi. Le scienze sono tutte al servizio di qualche cosa che supera l'uomo; non è l'educazione scientifica che forma l'uomo. Quello che formava l'uomo era molto di più: era la cultura umanistica. Noi dobbiamo cercare di non perdere questo contatto, perché nella misura che si perde si passa tutti al servizio del capitale, al servizio di coloro che hanno il potere. Gli scienziati sono al servizio soltanto del potere umano e dei capitalisti, non tanto sono ordinati e impegnati a creare se stessi. Si scopre qualche cosa che c'è nella natura, ma che non è nell'uomo. L'uomo può avere tanta intelligenza da scoprire qualche cosa, ma quello che si scopre é indipendente dall'uomo.

Quello che dunque lo Spirito Santo compie è questa distinzione che fa sé che noi emergiamo. C'è nel testo della Regola di S. Benedetto proprio questo: Dio chiama e dalla moltitudine uno si sente chiamato ed emerge e risponde. Uno, non tutta la moltitudine. È questo che fa lo Spirito Santo: distingue ciascuno. Anche se abbiamo la stessa missione, uno non è l'altro, uno non svolge la stessa missione con la stessa docilità all'azione dello Spirito di un altro. È lo Spirito Santo che dà a tutti il nome nuovo, come dice l'Apocalisse. Quaggiù abbiamo tutti un nome che ci distingue, ma fino a un certo punto. Lo Spirito Santo ci dà un nome che nessuno conosce, tranne colui che lo dà e colui che lo riceve. Per dirlo in altre parole, pensate quale intimità crea lo Spirito Santo fra l'uomo e Dio. Noi pensiamo al rapporto con Dio soltanto per la nostra salvezza, soltanto per andare in paradiso. Il santo non ci pensa nemmeno a questo, ma pensa di vivere una intimità col Signore diversa l'uno dall'altro.

Vi dicevo che in S.Silvano del Monte Athos noi vediamo un'anima che si sente oppressa dal peccato del mondo e che assume tutto il peccato degli uomini e implora Dio perché Dio perdoni all'umanità. Altri santi invece sono pieni di una gioia traboccante che non possono contenere. Anche questa è azione dello Spirito. Uno piange, l'altro gode; vivono tutti la stessa vita, la vita del Cristo, ma in modo diverso. Uno nel Cristo contempla e partecipa alla sua missione di agnello che assume sopra di sé il peccato degli uomini e risponde per questo peccato con la morte di croce. L'altro invece gode di essere chiamato da Dio alla visione della sua gloria e dice come Pietro: Se vuoi, Signore, facciamo qui tre tende, non ritorniamo nel mondo, si sta così bene quassù in cielo! Diversa è la vita di ognuno, quantunque la vita dell'uno e dell'altro sia la partecipazione alla vita del Cristo. Il Cristo è veramente unico al mondo, perché tutto in sé riassume; e tutti noi siamo tanto più diversi quanto più in Cristo ci impegneremo nella missione che abbiamo ricevuto. Ma questa missione è sempre la missione di Gesù. Come non possiamo aggiungere nulla all'infinito, così nessuna santità creata può aggiungere nulla alla santità del Cristo, ma tutti partecipiamo a questa santità, in modo diverso, secondo l'azione dello Spirito che dona a ciascuno di vivere la propria vita: una vita unica, una vita insostituibile, una vita singolarissima. Se io gli manco, a nostro Signore manca qualche cosa per sempre; ma Dio non vuole che io gli possa mancare. Per questo tutto è ordinato per la mia salvezza, perché non sono soltanto io che mi perdo; qualche cosa perde anche Dio, perde uno che Egli amava, l'Amato.

Certo che in me ama il suo Figlio, cioè Cristo. Per questo, anche se io vado all'inferno, non gli manca il Figlio del quale io dovevo partecipare. Comunque rimane vero che dal momento che come persona sono distinto da Gesù, la mia condanna è qualche cosa che è una perdita per sempre: per l'economia. Non per Iddio nella sua vita intima, ma per quel Dio che si è fatto uomo. Ecco perché: nostro Signore, quando risana il muto, ha un sospiro quasi di compassione ma anche di sgomento, perché vede la pena dell'uomo e vive lo sgomento dell'uomo che è come tagliato via da una comunione con gli altri. Nostro Signore in altri casi sperimenta la gioia dello Spirito Santo e, animato dallo Spirito, esulta, dice il vangelo: Ti confesso Padre, perché hai nascoste queste cose ai grandi e le hai rivelato ai piccoli. Altre volte invece piange, come davanti alla tomba di Lazzaro. La vita di Gesù implica l'accettazione di tutta la vita umana.

Ciascuno di noi ha il suo nome. Ma è molto importante ricordare che non c'è nulla di più differente di un santo da un altro santo. Fintanto che non siamo santi, più o meno siamo tutti uguali; ma quanto più uno cresce nella docilità allo Spirito Santo tanto più: acquista un nome suo proprio, solo, unico, che è il suo! È questo che distingue anche la vita umana; non solo la santità ma anche la semplice vita umana. Quanto più noi viviamo come tutti gli altri, tanto meno siamo persone. Tanto più realizziamo il nostro essere personale quanto più ci distinguiamo dagli altri nella realizzazione della nostra vocazione cristiana.

Certo, possiamo essere anche meno che persone, se facciamo della nostra vita una vita di peccato. In questo caso sul piano religioso perdiamo ogni efficacia, siamo degli esseri vuoti, perdiamo la nostra consistenza, non siamo più nessuno. E quanti sono gli uomini che non sono nessuno! Non soltanto sul piano religioso, ma anche sul piano umano, perché non hanno coltivato se stessi, perch&eactue; non hanno obbedito all'azione dello Spirito che agisce in loro. Non solo agisce in tutti noi in ordine alle virtù, agisce anche in ordine a questa manifestazione di Dio che ciascuno di noi è. Perchè, ricordatevelo bene, Dio non si rivela a noi direttamente. Noi non possiamo avere una esperienza diretta di Dio; Dio si rivela a noi attraverso il segno delle cose, attraverso il segno degli uomini. Ogni uomo è segno di Dio, però molto spesso gli uomini non ci parlano di Dio, perché non hanno realizzato la loro vocazione cristiana.

Ma anche sul piano umano la nostra realizzazione di persone vive avviene sempre in dipendenza dallo Spirito Santo, perché dobbiamo capire che lo Spirito Santo non opera soltanto nella Chiesa; agisce in tutto l'universo. Agisce nei poeti, nei filosofi, nei medici, negli avvocati: nella misura in cui tutti costoro rispondono alla loro vocazione specifica, lo Spirito Santo li assume lentamente, li solleva dalla moltitudine ed essi acquistano un nome. E anche noi, se vogliamo una vita anche umanamente ricca, produttiva, dobbiamo vivere in dipendenza dallo Spirito. S.Serafino di Sarov diceva: In cosa consiste la vita Cristiana? Nell'acquistare lo Spirito Santo. È un linguaggio molto semplice, ma che significa che tutta la nostra vita è in dipendenza dello Spirito. In dipendenza dallo Spirito noi possiamo essere uomini veri, in dipendenza dallo Spirito noi possiamo essere santi. L'uomo non può essere né uomo né santo, se non in dipendenza dall'azione dello Spirito.

Dobbiamo capire che siamo come cera molle che lo Spirito Santo plasma e fa di noi dei santi, dei dottori, dei poeti, o anche degli uomini di governo. Tutto quello che noi potremmo divenire in senso positivo, tutto dipende dalla nostra dipendenza dallo Spirito. Se invece noi non dipendiamo dallo Spirito, ma andiamo contro lo Spirito, lì per lì sembra che conquistiamo il mondo intero, di fatto però è una rovina; l'uomo si disgrega, non è più nulla, è come una marionetta. Ci sono dei grandi scrittori che parlano proprio di questo, dell'uomo che non ha più un'anima e che è divenuto una macchina. Può fare le cose bene, ma senza che quello che egli fa sia espressione di una vera vita, di una vera partecipazione a quello che fa. Se l'uomo, abbandonando lo Spirito Santo, si affida agli istinti, per esempio agli istinti animali, l'uomo perde la sua dimensione vera.

Da questo voi capite come sia difficile e quasi impossibile dividere la vita umana da una vita cristiana, da una vita di santità. La santità non si aggiunge alla vita umana, ma è la stessa vita umana che è opera dello Spirito, perchè l'uomo nasce col peccato originale ed è mediante il battesimo che, liberato dal peccato, comincia a vivere come Figlio di Dio; ma se comincia a vivere come Figlio di Dio, comincia a vivere anche come uomo risanato, perché il peccato non ha soltanto diviso l'uomo da Dio, ha reso impossibile la perfezione umana. Anche come uomo, l'uomo non raggiunge mai la sua perfezione, se non è docile all'azione segreta dello Spirito che opera in lui.

Che cosa bella, miei cari fratelli, pensare e realizzare che non siamo mai soli, che Dio opera in noi, che Dio ci plasma giorno per giorno come un vasaio. Siamo nelle mani di Dio, come dice S.Ireneo nell'Adversus Haereses. Quali sono queste mani di Dio? Sono il Verbo e lo Spirito Santo, dice S.Ireneo; con queste mani Egli ci plasma e fa sì che ognuno di noi acquisti una vita diversa da quella di tutti gli altri, pur non essendo mai questa diversità contro la vita del Cristo, perché siamo un solo Cristo nella moltitudine infinita delle persone distinte le une dalle altre.

Quello che vi ho detto è molto importante, perché noi tutti dobbiamo e vogliamo realizzare quello che sentiamo nell'intimo, perché, creati per Iddio, in tutti noi c'è una aspirazione che non sembra mai appagata. Tante volte, e questo è male, disperiamo di realizzare le nostre aspirazioni e per questo ci rassegniamo. Ricordatevi, ve lo dico in nome del Signore: la rassegnazione non è una virtù cristiana. Non ci si deve mai rassegnare, perché noi dobbiamo cercare di realizzare pienamente il piano divino. Rassegnarsi vuol dire accettare supinamente quello che a cui ci sembra di non poter sfuggire, cioè a una vita mediocre, stupida, piccolo borghese. Liberatevi da questa mediocrità! Dovete avere aspirazioni sempre più grandi. Il santo, ma anche l'uomo vero, è l'uomo dai grandi desideri.

È vero che noi possiamo desiderare anche delle meschinità, come di diventare presidenti della repubblica o di diventare papa. Questi sono desideri che non dipendono dallo Spirito, ma dal nostro amor proprio e da un amor proprio, oltre tutto, molto povero, perché non è dalla missione esteriore che può dipendere la nostra grandezza vera. La nostra vera grandezza dipende dalla realizzazione di quelle che sono le potenzialità proprie di ciascuno di noi e che sono sempre enormi, perché ognuno di noi è fatto per Iddio. Ma noi non ci fidiamo di Dio e ci contentiamo di vivere la nostra piccola vita. Pensate invece a santa Teresa di G.B., una bambina che muore a 24 anni; che cosa ha fatto? Nulla! Che cosa ha scritto? È stata dichiarata dottore della Chiesa per uno scritto di circa 40 pagine, bellissime però; dottore della Chiesa tale e quale come S. Tommaso le cui opere sono una cosa enorme. Che cosa ha fatto? È stata docile all'azione dello Spirito, e pur vivendo una vita umanamente povera, ha realizzato tutte le potenzialità che erano proprie della sua anima. Voleva essere dottore della Chiesa e lo è stato; voleva essere martire ed è stata una martire di amore; ha voluto amare Dio e salvare tutte le anime ed è divenuta la tavola di salvataggio, come lei stessa scrive, per tanti naufraghi della vita. Quante anime avrà salvate questa piccola santa? Questa bambina che non ha fatto nulla, ma che ha amato e, nella docilità allo Spirito Santo, ha realizzato la sua vocazione che è è stata quella di essere una sola cosa con Cristo.

Questo che vi ho detto mi sembra molto importante, perché noi, tante volte, vediamo la santità come qualche cosa di aggiunto alla nostra vita. Non è vero nulla! C'è una vita sola, la vita naturale, che, trasformata dalla grazia, comporta per noi la nostra unione con Dio, la nostra trasformazione cristiana.

Concludendo vi chiedo di credere nell'azione dello Spirito, di abbandonarvi alla sua azione. Gettatevi in avanti senza paura, perché le mani le mani di Dio sono subito lì pronte per prendere possesso di voi. Abbandonatevi a Dio. Abbandonatevi all'azione dello Spirito Santo.

U. S. F. P. V.


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