ENRICO NENCIONI

'ELISABETTA BARRETT BROWNING', MEDAGLIONI, 1884

Transcribed to the memory of Signora Giuliana Artom Treves, who gave to Casa Guidi's library this small and delightful volume of essays, and whose own book, The Golden Ring: The Anglo-Florentines 1847-1862, published in both Italian and in English, is incomparable.


I

{Gli Inglesi e gli Americani più chiari nelle lettere o nelle arti che soggiornavano in Italia, solevano, molti anni addietro, riunirsi a passare i mesi del gran caldo sulle fresche colline di Siena: ne nella villa Orr over dimorava William Story insigne scultore, critico e poeta, si racoglievano spesso ad amichevole convegno Savage Landor, Hawthorne, i coniugi Browning, e altri famosi scrittori. Onorato dell' amicizia del signor Story, conobbi in casa sua personalmente l'illustre donna, di cui oggi mi studiero di ritrarre la poetica fisonomia. Quando la vidi la prima volta fu nell'agosto del 59, verso sera, nel giardino di villa Orr. Delicatissima, e già malata di petto, essa era in quell'ora vespertina, tutta avvolta in un ampio scialle di lana. Parlava poco, ed a bassa voce. Di tratti non regolari, e non bella; ma un volto esprimentem indimenticabile. Bellissimi, abbondanti i capelli che portava sciolti ed inanellati. Ma sopratutto mi colpì il suo sguardo; quei suoi grandi occhi non mi usciron più dalle mente. Ci vidi la passione e la malinconia, le protrazioni e gli entusiasmi che spirano dalle pagine di Aurora Leigh. Dei molti ritratti della signora Browning, il solo che perfettamente la rassomiglia è la bella fotografia del Macaire (Havre 1858) incisa poi in un volume delle poesie, nella edizione del Chapman.

Elisabetta Barrett nacque nel 1809, ed ebbe un infanzia felice, da lei ricordata con amoroso rimpianto per tutta la vita, e in molte delle sue più belle poesie (Hector in the Garden, The Lost Bower). Amò immensamente il fratello [Eduardo], che le doneva essere così lunga cagione di pianto. Nutrita di serii e classici studi, vivendo gran parte dell'anno in campagna, ebbe agio di ascoltare per tempo le due grandi voci dell'arte e della natura: e la sua anima di poeta vi rispose fin dalla prima adolescenza. La fine tragica del fratello diletto fu il primo gran dolore della sua vita. N'ebbe a morire.... 'dans sa premiè larme elle noya son coeur!' Sputò sangue, e visse inferma parecchi mesi: e da quell'epoca, la sua salute non si ristabilì mai compiutamente. Risalgono forse a quel tempo queste commovente strofe al suo cane Flush

Nelle lunghe sue convalescenze approfondì lo studio del greco; del quale dette, negli ultimi anni, uno spledido saggio, nel bel libro su I poeti greci cristiani. I grandi tragici greci le divennero familiari e carissimi; Euripide sopra gli altri, che essa designò mirabilmente con questa strofa: 'Il nostro Euripede, l'umano, dalle vive e calde lacrime, che se tratta di cose comuni, le inalza fino alle sfere!'

II

{L'amore fu per lei il più grande avvenimento della vita, e inalzò il suo cuore, e col cuore l'ingegno, alle più elevate regioni poetiche. Il contrasto della volontà paterna, la lotta, il dramma che ne seguì, dettero al suo amore per l'illustre poeta Roberto Browning, tutte le tempeste e l'estasi di una vera passione. Alla fine furono uniti in sacro legame questi due insigni e differentissimi ingegni. L'una passionata, ardente, subiettiva; l'altro calmo, impassibile, obiettivo, profondo e inesorabile scrutatore del cuore umano e della natura. Elisabetta Barrett resta sempre la stessa: Roberto Browning, o faccia parlare un contemporaneo di Gesù o una cantante del secolo decimonono, Saul o Andrea del Sarto, Calibano o San Giovanni, un frate spagnolo o Pacchiarotto, ti trasporta subito in quella data epoca, respiri l'atmosfera di quel tempo, e vedi quel luogo.

Fra le poesie della signora Browning, quelle che vanno sotto il titolo fittizio di Sonetti dal portoghese serbano traccia immortale di quegli anni di passione. Fra i molti belissimi scelgo e traduco questi due sulle Lettere d'amore e sui Primi baci.

III

{Alfredo Tennyson era nel pieno fulgore delle sue prime glorie, quando furono pubblicate le prime poesie della signora Browning. E l'influsso del Tennyson vi si sente talvolta, unito con quello di Wordsworth e dell Shelley. Ma la signora Browning ha di suo tante rare e preziose qualità poetiche, da non potere essere accusata di imitazione. I soggetti delle sue poesie sono o leggendari (ballate), o esprimenti un dramma interiore, un grido dell'anima, un sentimento umano, vero, e reso sinceramente. Talvolta essa si abbandona ad una reverie musicale, a variazione alla Paganini, che son deliziose; ma in generale essa è precisa nel concetto e nella forma. Le poesie più notevoli dei due volumi sono The Lost Bower, tanto ammirato di Edgardo Poe: Bertha in the Lane, idillio patetico secondo solo alla May Queen del Tennyson; Geraldine e The Cry of the Children. Quest'ultima, (il pianto dei fanciulli), può! essere equamente giudicata anche dagli italiani che non sanno d'inglese, nella version che ne fece il Chiarini.

Quali sono le caratteristiche della poesia della signora Browning? Tre, a mio avviso, appaion preeminenti all'occhio del critico. Prima - la sincerità: mai un effetto troppo cercato e voluto, nulla da poeta dilettante, nulla di artificioso, nulla nemmeno di soverchiamente artistico, (che è il peccato generale della poesia contemporanea). La sua poesia è la sua vita: la sua vita palpita nei suoi versi. Essi sono la traduzione ritmica dei sentimenti di un cuore di donna, delicato ed ardente.

Secondo - il patetico, l'emozione, il dono delle lacrime; dono potente, perchè vivifica e crea; dono oggi rarissimo, e che il solo Michelet ebbe in grado egualmente eminente.

Terza - la musica del verso. L signora Browning ha l'istinto musicale in così alto grado che spesso, in grazia dell'effetto melodico, essa sacrifica volentieri certe regole metriche ormai consacrate dall'uso; accusa che il Poe le ripetè insistenza. Alcuni delle sue brevi poesie sono tra le più belle. Eccone una di poche strofe a una Rosa morta.

IV

{Un vincolo di antica e viva simpatia letteraria lega la nobile Inghilterra all'Italia. La grande poesie britannica molto si giovò degli esempi dell'arte nostra, e spesso si ispirò alla divina bellezza della natura italiana.

Ma i poeti inglesi non si mostrarono ingrati come i più dei francesi e dei tedeschi.

E splendidi inni, e affetuosi saluti, e sincere elegie, e ardenti vaticinii ci vennero d'Inghilterra. Dal Milton al Byron, dal Byron al Swinburne, è una tradizione non interotta. E alcuni dei moderni poeti inglesi, come lo Shelly ed il Browning, potrebbero, dovrebbero avere insegnato a certi nostri poeti, che noi abbiam in casa un tesoro di motivi poetici, nel carattere vario delle nostre grande città e delle nostre campagne, nelle nostre leggende, nelle nostre arti, nei nostri costumi, senza dhe ci sia bisogno di volare negli spazii immaginari, dipingendo una natura convenzionale, che non è nè italiana nè russa; senza studio, senza osservazione, senza coscienza; e facendo della lirica nostra una stonata musica da organini.

La signora Browning che amò l'Italia come una seconda patria, che qua passò gran parte della sua vita, che qua morì, partecipò con simpatia di poeta alle nostre patriottiche speranze, ai nostri dolori, ai nostri trionfi. Nel suo poema Le finestre di casa Guidi (Casa Guidi Windows) vi è un accento socì penetrante di entusiasmo e di sdegno, che ricorda le più ardenti strofe del Berchet. Dalle finestre di casa Guidi (via Maggio, in Firenze) essa vide sfilare la processione del popolo esultante per le riforme liberali, il 12 settembre 1847. Le grida, gl'inni, le bandiere, la coccarde, i fiori, i baci e le lacrime di quella memoranda giornata, durano immortali in quelle pagine. Dalle finestra medesima ella vide poi passare 'col mirto al cimiero' gli invasori austriaci; e quel funebre giorno rivive nella sua lugubre luce in questo poema.

V

{Nel 1856 la signora Browning pubblicò Aurora Leigh, il suo poema favorito, e che per importanza di concetto, per composizione, per varietà ed estensione, è l'opera sua capitale. È la confessione d'un'anima generosa di donna, di straordinario inteletto e di compiuta coltura, poeta e filosofo, ideale e sensibile, pudica ed ardita, eminentemente moderna. La maggior parte del poema è il monologo di quest'anima. Si direbbe che la signora Browning ha tradotto in realtà il disegno id Giacomo Leopardi, di scrivere la Storia di un'anima. Gli avvenimenti estiori qui non hanno importanza, se non in quanto servono all'analisi del dramma interiore. Ma Aurora Leigh incontra ed ama poi un uomo che ha eguali aspirazioni, pari entusaismo ed orgoglio. Allora 'il monologo diventa come un duo, in cui la voce femminea alterna sogni, palpiti e fremiti colla voce maschile, duo delizioso, doloroso, di un accento esaltato ed inteso.'

Nelle Ultime Poesie il gusto si è fatto anche più puro, la forma più severa e precisa. Vi è più semplicità antica che nei precedenti volumi della signora Browning. Anche in questa raccolta si legge una poesia sui poveri bambini abbandonati di Londre, ove sono strofe strazianti e di una efficacia mirabile.

L'ultima, credo, delle poesie della signora Browning fu scritta in Roma, e diretta all'Andersen. È intitolata: Il Nord ed il Sud.

Ma una delle belle e tristi poesie del volume è quella intitolata: My heart and I. (Il mio duore ed io). È di un accento cosigrave; desolato, è cosi impregnata di lacrime, è segno di prostrazione così profonda, che is capisce che la donna che lo scrisse doveva dopo poco morire!

VI

{È ben doloroso a pensare che una donna come la Browning, con tali doti straordinarie, con tale anima; ricca, gloriosa, debba finire con un lamento così straziante! Essa ci è un esempio di più che questa terra, per i veri poeti, per le anime delicate, è una buia prigione, un luogo di torture quotidiane; e che il contatto del mondo le lacera, come farebbe un guanto di ferro alle ali d'una farfalla. Anime divinemente gemebonde, di qui Tecla, la Géneviève e la Amelia sono i tipi ideali, ed Elisabetta Barrett Browning il tipo reale sopra la terra. Ma non le compiangiamo troppo! Fra le loro lacrime, esse hanno avuto dei momenti di estasi ineffabile e di gioia suprema, ignoti affatto alla moltitudine che vegeta, calcola e passa.

In Firenze, in quella casa Guidi da cui s'intitola uno dei più mirabili suoi poemi, la signora Browning moriva nel 1861. Il municipio vi faceva porre questa iscrizione, dettata da Niccolò Tommaseo:

{QUI SCRISSE E MORI
ELISABETTA BARRETT BROWNING
CHE IN CUORE DI DONNA CONCILIAVA
SCIENZA DI DOTTO E SPIRITO DI POETA
E FECE DEL SUO VERSO AUREO ANELLO
FRA ITALIA E INGHILTERRA.
PONE QUESTA LAPIDE
FIRENZE GRATA
1861

Dopo l'unica Saffo, Elisabetta Barrett Browning a me sembra incomparabilmente superiore ad ogni antica e moderna poetessa. Due sole donne a me pare la vincano in potenza di genio: la Sand e la Eliot; ma essa resta insuperata nel dono di toddar le corde dei soavi affett, nella poesia della tenera commozione e dei nobili e santi entusiasmi. Essa è la donna-angelo nel coro dei moderni poeti: è il dolcissimo passionato violino della grande orchestra poetica inglese.

Enrico Nencioni


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Anglo-Italian Studies, 1997.
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