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Quattromila anni fa si parlava in Europa il lepontico, la lingua franca dei Celti, diversi Secoli prima della Grande Migrazione del 400 a.C. Un
preludio alla gran migrazione di quest'intrigante popolo, di cui il loro nome
pare che significasse "popolo segreto" avvenne, secondo gli studiosi
due secoli prima il 400 a.C. dal Nord delle Alpi verso la valle del Po, là dove
il fiume Ticino esce dal Lago, lungo sulla riva orientale sorgeva un villaggio
che fu poi chiamato Golasecca, oppure l'etimologo potrebbe avere avuto un
significato totalmente diverso, se sarebbe esaminato dal lato linguistico.
Prendiamo per prima cosa la configurazione del terreno sulle due sponde del
fiume. Di gole geologicamente parlando non ve ne sono, sono dolci declivi che
scendono verso il fiume. Perché proprio in quella zona i Celti decisero di
stabilirvi? Probabilmente per ricavare l'oro di cui il Ticino era generoso di
pepite, (Pombia ad una decina di chilometri più a Sud era stata sfruttata fino
all'epoca romana). Forse Golasecca deriva direttamente dal leponzio? Gül-l-sék,
gaul sta per gola (fr.) - "quelli della gola secca" potrebbero
avere chiamato i locali quelli venuti dal Nord. (il fiammingo, il tedesco,
l'espagnolo; sono lingue in cui il suono e la pronuncia della "g"
della "ch" della "k" è gutturale aspra, mentre i suffissi
lepontici sembrerebbero essere stati tutti di pronuncia dolce con le vocali
aperte, ad eccezione della (ü),come denota la parlata odierna del luogo e anche
la (o) doveva essere stata pronunciata come la (ü) come in inglese book; non
sarebbe errato pronunciare (lepontii) come lepünz oppure lepünzì .
Da alcuni rari documenti, come una carta
tolemaica indicava un gran villaggio posto su un bastione quadrilatero di circa
un chilometro di lato di nome Stazzona; toponimo d'origine proto celtico, la
città fortificata sarà stata fondata prima calata maggiore Celtica. E'
menzionata anche in epoca romana fu chiamata Stationa, che alcuno la
vorrebbero spostata verso Angera a tre miglia a Nord di Sesto Calende, il
toponimo d'origine nordica, viene da stazzóne (francese antico o gallico)
che significa, dimora, luogo di sosta, variante di stazione. Stazzona sempre
secondo altri studiosi era un agglomerato posto alla fine della valle
dell'Ossola, sulla congiunzione di grandi vie di comunicazione, come vi è una
Stazzona a Nord del lago di Como. La lingua dei Celti fu suddivisa in tre gruppi
linguistici: il proto-celtico o italico-alpino di cui derivano il gallico, il
lepontico e il celtico-ispano. Il lepontico fu anche chiamato la lingua di
Golasecca. Ma prima ancora esisteva in quella regione una lingua più ancestrale
ai tre gruppi linguistici di cui si divide la lingua dei Celti. In seguito verso
il primo secolo a.C. in Francia si sviluppò il Bretone e il Gallico parlato
fino alla sponda occidentale del Reno. (vedi grafico). I Leponzi erano in parte autoctoni e in parte
venuti da Nord dell'Europa l'avanguardia della Grande Migrazione, Essi
s'assestarono o a Sud della catena alpina dove prese il nome di Alpi Lepontine
che arrivano fino all'interno a Coira nei Grigioni, dando vita alla civiltà di
Golasecca, nell'area lepontica (come il testo inglese - suggest was spoken
here as early as before the historic migrations began - ). Conferma che
il leponzio era già parlato sul posto prima della grande migrazione. Questo per
dirvi come erano sviluppati gli scambi fra popolazioni celtiche e anche con gli
Etruschi: anche questo misterioso popolo nella loro componente genetica ebbe
influenza nordica. La lingua lepontica risalirebbe di due millenni prima
dell'etrusco. La grande attività intorno all'area dei laghi prealpini era
elevata ad un livello superiore di casta, guerrieri e personaggi di alto rango
sarebbero arrivati due secoli prima per preparare il terreno alla seconda grande
ondata migratoria. Alcuni mezzi di trasporto, un carro militare con le ruote
falcate, (vedi monumento equestre della Vittoria posto sulla porta di
Brandenburgo a Berlino), il carro di Golasecca fu trovato presso la Cà Morta di
Sesto Calende, come alcuni .gli oggetti detonano una certa elevatezza
aristocratica. Una stele trovata presso Bologna datata al quinto Secolo,
simboleggia un guerriero celtico in posa di combattimento nudo con la corta daga
e il caratteristico scudo romboidale, sopra un carro da guerra il prototipo
delle bighe romane e simile ai carri degli Assiri ed egizi, portava solo un
guerriero tirato da una coppia di cavalli alati, i cavalli mitologici sono presi
alla briglia da un Asi, i guerrieri alati di Wodan (mitologia nordica).
Sopra due animali sibillini un cavallo con il corpo di un pesce intrecciato con
il serpente della fecondità. (Museo Civico di Bologna). Molti bronzi e vasellame della celtizazzione
golasecchiana furono ritrovati presso Bragny-sur-Saône in Francia, come altri
provenienti dalla regione della Borgondia e dalla Germania meridionale, dove
pare che le popolazioni celtiche praticassero la religione odinistica (eroi
alati). Queste popolazioni avevano in comune una parlata simile al lepontico,
oppure la lunga permanenza e i reciproci scambi culturali commerciali fra Nord e
Sud delle Alpi, avrebbero appreso la lingua dai Leponzi, questa lingua franca,
comune alle due elemento transalpine. Il passaggio di potere fra gli Insubri e i
Celti del Nord fu anche riportato da Livio il quale menziona una lunga
permanenza di Celti in quella regione, abitata dai Lepontii, gente autoctona che
passò ad abbracciare la cultura celtica del Nord. Un'evidenza linguistica che
caratterizza l'origine della parlata celtica in tutta l'Europa è il diminutivo
(in) tutto quello che è piccolo, minuto, grazioso, Un esempio nell'antico
gaelico la parola Drgh (drago) il cucciolo di drago farebbe drghyn, ancora gath
(gatto) gathyn. Possiamo affermare senza troppe difficoltà che dal lepontico
nacque il lümbard , moderno: infatti, tutto quello che è vezzeggiativo
riporta la desinenza (in) come i suffissi: drag draghin, tüs tüsin,
gatt gattin.
Luciano Giovenzani
Evidenze che oggi emergono con i moderni mezzi di comunicazioni, sia nell'Italia nordoccidentale, sia, nelle Asturie, in Irlanda, in Scozia, nella Gallia sussistono ancora oggi molti di questi tasselli che furono scaturiti da una comune matrice proto-celtica di quattromila anni fa, di cui il leponzio fu un gran predecessore, fu anche chiamato; italico-alpino. Un altro esempio di questa affascinante teoria è il cippo linguistico di Todi, con iscrizioni in latino e in celtico alpino (Musei Gregoriani in Vaticano). Bibliografie: "The ancient Celts" autore Barry Cunliffe Oxford University Press 1997 - The Migrations pag. 70 - The Celtic language pag. 21 - "area lepontica suggest was spoken here as early as before the historic migrations began". -Giovanni donna d'Oldenico "Pombia e le sue origini romane" - "Lungo la via francisca dell'Ossola" la Pietra di Bormio Museo civico archeologico Giovio di Como
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